Ultimo weekend delle Vie dei Tesori a Sciacca, sul filo dell’acqua: dal corallo alle sorgenti sulfuree

Un dirigibile scomparso in mare, una spiaggia color oro, le acque che risalgono dalla terra e accompagnano la storia della città fin dall’antichità. Per scoprire Sciacca bisogna mettersi in cammino, lasciare che siano una sorgente, un tratto di costa, un monumento incontrato per strada a suggerire la via da prendere. Nell’ultimo weekend delle Vie dei Tesori, sabato 24 e domenica 25 ottobre, tre passeggiate seguono il rapporto profondo della città con le sue acque: quelle che curano, quelle che custodiscono memorie, quelle su cui si affacciano giardini e palazzi. Un filo che prosegue tra teatro, danza e botteghe, fino alle mani degli artigiani che lavorano il corallo, l’oro rosso del mare.
Al fianco di Sciacca, ci si avvia all’ultimo weekend anche a Caltanissetta, Castelvetrano, Corleone, Marsala, Santa Flavia e Termini Imerese. Le Vie dei Tesori continuano invece a Palermo e Catania, e questo fine settimana parte anche Ragusa. Sempre con il supporto di Unicredit, Gruppo Mangia’s, Rotary e Poste Italiane.
Si parte da una storia che Sciacca non ha dimenticato. Sabato alle 17, Salvatore Monte, per l’associazione Sipario 4, riparlerà del Dixmude, il grande dirigibile francese precipitato nelle acque al largo della città nel 1923. Tra luoghi, testimonianze e racconti, per riannodare i fili di una tragedia rimasta nella memoria della comunità. Domenica alle 9.30 si cambia passo con “Coast to coast”, la passeggiata dell’associazione La Excelencia verso Capo San Marco. Dal lungomare Giovanni da Procida, il percorso segue la costa dall’Arenella, tra anse, ripari di sabbia e roccia e macchia mediterranea, fino alla spiaggia dalla particolare sfumatura dorata, scelta anche dalle tartarughe Caretta Caretta per deporre le uova. Nel pomeriggio, alle 15.30, sempre con La Excelencia,si andrà invece “Alla fonte delle acque sulfuree”: è un ritorno alle origini di Sciacca, alle sorgenti conosciute dai Greci, alle Thermai Selinuntiai, le terme di Selinunte, e a quella cultura delle acque che i Romani avrebbero poi fatta propria. L’acqua conduce anche dentro un piccolo eden appartato: al GiardinoScandaglia domenica dalle 16 alle 18.30, sarà l’attore Nicola Puleo a raccontare la storia dell’“acqua di l’occhi”, la sorgente a cui i marinai ricorrevano per dare sollievo agli occhi affaticati dalla salsedine. Tra gli alberi riaffiora anche un’altra memoria: le monetine lanciate dalla piazza soprastante insieme a un desiderio, raccolte e conservate dalla famiglia. Piccole speranze affidate al giardino, che sabato alle 17 accoglierà anche una sessione di yoga con Agata Romeo, tra movimento dolce, respiro e suoni della natura.
Un altro giardino, quello di Palazzo Licata Borsellino, conserva aranci amari tra antiche mura e una stanza dello scirocco: qui domenica alle 19 e alle 19.30andrà in scena “Il filo nudo”, teatrodanza ideato e diretto da Aurelia Lalicata. A guidare il racconto sarà un abito: dalla tunica romana ai tessuti del Rinascimento, dal bianco della regina Vittoria alla libertà degli anni Settanta. E sempre legato al mare è anche l’”oro rosso”: sabato si taglia, si plasma, si cesella alle 11 e alle 17 con il Consorzio del Corallo da Sabrina Orafa; e alle 10 e alle 18 al Museo Nocito, dove la famiglia Nocito-Di Giovanna ha raccolto mappe, bussole, libri di bordo, rami e madrepore: come quinte e scenari accompagneranno anche qui un laboratorio.
È l’ultimo fine settimana anche per attraversare i luoghi del festival. Partendo dalla chiesa più antica di Sciacca, San Nicolò La Latina dove un commovente crocifisso in stile bizantino sembra raccomandare silenzio e austerità. Sabato mattina si potrà varcare per l’ultima volta la facciata a punta di diamante di Palazzo Steripinto e scoprire il piccolo giardino nascosto al piano terra. Restano aperti la chiesa e il Collegio dei Gesuiti, tra tribune dalle grate dorate e stucchi rococò. E si può continuare a seguire il filo delle acque all’Antiquarium del Monte Kronio, che racconta la storia delle celebri stufe; al Museo del Mare, davanti al piccolo bronzo del Melqart, restituito dai fondali di Selinunte; al Mudia dove chiese e religiosità sono protagonisti. Dalla chiesa barocca di San Michele si sale alla torre campanaria, per ritrovare dall’alto la città appena percorsa. Scoprire mobili, maioliche e piccoli oggetti nella Casa Museo Scaglione, affacciarsi dal matroneo della Badia Grande dietro le grate a becco d’oca. Oppure seguire il lavoro degli artigiani tra le ceramiche della Galleria Fazello e le creazioni del Museo del Carnevale, dove si svela quanto impegno si nasconda dietro una maschera.

