Al via il processo per corruzione per Elvira Amata: oggi la prima udienza a Palermo
«Sono una persona perbene e onesta. Non mi sono mai macchiata di comportamenti illegali, né immorali. Sono convinta che dimostrerò la mia innocenza», ha dichiarato. Una linea condivisa dai suoi difensori, gli avvocati Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella.
L’appuntamento è fissato per le 9 di questa mattina, lunedì 7 settembre. Davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo prende il via il processo che vede imputata Elvira Amata, assessora regionale al Turismo e esponente di Fratelli d’Italia nella giunta guidata da Renato Schifani.
È un procedimento che arriva in aula con un peso politico e umano tutt’altro che marginale. Amata ha scelto di non dimettersi e ha sempre respinto le accuse, rivendicando la propria estraneità ai fatti contestati.
«Sono una persona perbene e onesta. Non mi sono mai macchiata di comportamenti illegali, né immorali. Sono convinta che dimostrerò la mia innocenza», ha dichiarato. Una linea condivisa dai suoi difensori, gli avvocati Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella.
L’accusa della Procura
La Procura di Palermo sostiene una ricostruzione completamente diversa. Prima dell’estate i pm Felice De Benedittis e Andrea Fusco hanno ottenuto il rinvio a giudizio di Amata e chiesto la condanna a due anni e sei mesi per corruzione nei confronti dell’imprenditrice Marcella Cannariato, già condannata nell’ambito della stessa vicenda.
L’inchiesta si inserisce nel più ampio filone sui finanziamenti e sui rapporti con la politica siciliana che coinvolge anche il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, a sua volta sotto processo.
Secondo la Procura, tra Amata e Cannariato sarebbe stato stretto un patto corruttivo.
L’assessora avrebbe ottenuto dall’imprenditrice, legale rappresentante della A&C Broker S.r.l., l’assunzione del nipote e il pagamento delle spese per il suo alloggio durante il periodo di lavoro a Palermo.
In cambio, secondo l’accusa, Amata avrebbe finanziato con 30 mila euro la manifestazione «Donna, Economia e Potere», promossa dalla Fondazione Marisa Bellisario, della quale Cannariato era rappresentante regionale.
Amata non ha mai negato di avere con Cannariato un rapporto di cordialità. È stata proprio questa conoscenza, secondo la sua versione, a spingerla a chiederle di valutare l’assunzione del nipote, che si trovava in un momento particolarmente difficile della propria vita dopo un grave lutto familiare.
La difesa respinge dunque l’interpretazione accusatoria e sostiene che non vi sarebbe stato alcun accordo corruttivo.
La Regione sarà parte civile?
La prima udienza arriva accompagnata anche da un interrogativo di natura processuale. Il trasferimento del presidente della terza sezione, Fabrizio La Cascia, potrebbe infatti determinare un immediato rinvio dell’udienza.
Ma tra le questioni che dovranno essere affrontate c’è anche quella relativa alla possibile costituzione della Regione siciliana come parte civile.
Durante l’udienza preliminare aveva chiesto di costituirsi parte civile anche il Codacons, ma la richiesta non era stata accolta. La Regione, invece, non figurava tra le parti costituite, nonostante fosse stata indicata dalla Procura come persona offesa. L’ente si era costituito nel procedimento nei confronti di Cannariato, condannata anche al pagamento di 11 mila euro di danni all’assessorato regionale al Turismo, guidato proprio da Amata.
Per il processo con rito abbreviato, alla luce dei nuovi termini introdotti dalla riforma Cartabia, la difesa ritiene che non ci siano più i presupposti per una costituzione della Regione.
Una posizione che non coincide con quella sostenuta dall’amministrazione regionale e dallo stesso presidente Schifani quando, nei giorni dell’udienza preliminare, era stato interpellato sulla vicenda.
Sarà l’aula, oggi, a chiarire anche questo punto.
Resta poi sullo sfondo un altro aspetto, quello umano. Amata è stata negli ultimi mesi al centro di una durissima esposizione sui social, con una vera e propria canea mediatica che l’ha trasformata prima in un’indagata e poi in un’imputata-bersaglio. La stessa assessora ha raccontato pubblicamente quanto abbia sofferto per gli insulti e per la pressione subita.
La sentenza su Cannariato entra nel processo
Nel fascicolo del processo che prende il via oggi è destinata ad assumere un peso rilevante anche la sentenza emessa a luglio nei confronti di Marcella Cannariato.
In piena estate il giudice per l’udienza preliminare Walter Turturici ha depositato le motivazioni della condanna, offrendo una ricostruzione particolarmente severa dei rapporti tra l’imprenditrice e gli apparati della Regione.
Secondo il giudice, Cannariato avrebbe costruito un «vischioso reticolo di rapporti, ispirati al favoritismo e a una logica di scambio», instaurando relazioni con gli apparati pubblici regionali che si sarebbero rivelati «certamente permeabili e ampiamente disponibili all’ascolto della stessa Cannariato».
Nelle motivazioni, Turturici parla inoltre di una modalità di conduzione dell’azione politico-amministrativa distante dai canoni di trasparenza e imparzialità che dovrebbero guidare la cura dell’interesse pubblico.
Il risultato, secondo il Gup, sarebbe stato una «commistione tra la sfera dell’interesse pubblico e quella degli interessi privati», talmente grave e profonda da rendere difficilmente distinguibili i due ambiti.
Particolare attenzione viene riservata anche al finanziamento da 30 mila euro destinato alla Fondazione Marisa Bellisario. Il giudice evidenzia diversi «elementi di criticità» nell’operazione, sottolineando come la Fondazione non fosse un ente pubblico né un soggetto privato siciliano e come la manifestazione finanziata non presentasse, secondo la ricostruzione della sentenza, la necessaria «valenza turistica».
Sono proprio questi elementi a costituire uno dei nodi centrali della vicenda che oggi approda davanti ai giudici.
Ora la parola passa al processo. Sarà il dibattimento a stabilire se le condotte contestate dalla Procura integrino effettivamente il reato di corruzione oppure se, come sostiene la difesa, la vicenda sia stata ricostruita attribuendo un significato illecito a rapporti personali e a decisioni che Amata ritiene pienamente legittime.

