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Madre di 96 anni ricoverata al Sant’Elia, il figlio denuncia: “attese, disagi, e poca assistenza”

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“Un pronto soccorso efficiente può favorire cure tempestive, un uso appropriato dei ricoveri, passaggi più ordinati verso i reparti e maggiore fiducia nel servizio sanitario. Dovrebbe essere il biglietto da visita dell’ospedale. Per noi, invece, l’esperienza è stata un incubo”. Così Mario Rino Biancheri alle autorità competenti per denunciare le criticità che, secondo il suo racconto, lui e la sua famiglia avrebbero vissuto durante il ricovero della madre, 96 anni, con disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104, all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta.

La vicenda riguarda il passaggio dell’anziana dal pronto soccorso all’Osservazione breve intensiva (OBI), fino al successivo ricovero nel reparto di Malattie infettive. Una permanenza che, nella ricostruzione del familiare, sarebbe stata segnata non soltanto dalle difficoltà legate alle condizioni di salute della donna, ma anche da problemi organizzativi, carenze nei servizi e rapporti difficili con parte del personale.

“Chi arriva in pronto soccorso non è carne da macello. È una persona che deve essere curata e rispettata. E chi le resta accanto è un alleato da sostenere: la sua presenza può essere preziosa, ma non deve diventare il rimedio obbligato alle carenze di personale, né essere tollerata o respinta secondo chi si incontra”, scrive Bancheri che sottolinea: “Siamo esseri umani, non numeri di cartelle cliniche: la dignità, la fragilità e il bisogno di assistenza devono trovare una risposta concreta, ogni giorno, nei luoghi in cui ci si affida alle cure”.

Non solo lunga attesa al pronto soccorso, nella lettera viene sollevata anche una questione relativa alla sicurezza dei pazienti. Secondo quanto osservato dal familiare, nella sala del pronto soccorso in cui vengono sistemati i malati non sarebbero presenti pulsanti di chiamata per richiedere assistenza. Una condizione che, a suo giudizio, potrebbe creare difficoltà per chi si trova solo e ha bisogno dell’intervento di un infermiere o di un medico. Biancheri segnala inoltre la mancanza di carta igienica e sapone nei bagni del pronto soccorso durante la permanenza della famiglia, sostenendo che il problema interessasse diversi servizi igienici del piano. Anche il tabellone elettronico della sala d’attesa, che in precedenza avrebbe mostrato il numero delle persone in coda suddivise per codice di priorità, sarebbe rimasto spento. Da qui la richiesta di ripristinare il dispositivo e di garantire ai pazienti informazioni comprensibili sul codice assegnato al triage e sui tempi indicativi di attesa, aggiornando le comunicazioni quando necessario.

“Mi aspetto che si prendano concretamente a modello le buone pratiche degli altri ospedali italiani richiamati in questa lettera, dove chi assiste viene accolto e sostenuto, e che il pronto soccorso del Sant’Elia venga dotato di un numero di medici, infermieri e OSS adeguato alla grande mole di pazienti che accoglie ogni giorno”, scrive Bancheri nella lettera con l’augurio che da questa segnalazione si arrivi a provvedimenti concreti. “La dignità delle persone deve trovare riscontro nell’organizzazione quotidiana dell’ospedale”, ha chiuso.

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