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Frana di Niscemi, via libera al progetto da 32 milioni: una galleria drenante lunga un chilometro e mezzo per fermare la collina

Il commissario straordinario Fabio Ciciliano ha approvato il documento di fattibilità per la messa in sicurezza del corpo centrale della frana. Previsti anche la riprofilatura dei pendii e la regimazione delle acque. Con un secondo decreto Ciciliano ha assegnato al Comune di Niscemi 688 mila euro come anticipazione del contributo di autonoma sistemazione, la somma destinata alle famiglie che hanno lasciato le loro case e vivono ora in altre abitazioni.

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A quasi nove mesi dal crollo che ha spezzato in due il versante sud di Niscemi, arriva il primo atto concreto sulla messa in sicurezza. Il commissario straordinario per l’area, Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, ha approvato il documento di fattibilità delle alternative progettuali per la mitigazione del corpo centrale della frana. È il documento che fissa la strada da seguire: il progetto vero e proprio sarà sviluppato nelle fasi successive.

Il cuore dell’intervento è una galleria drenante profonda lunga 1.500 metri. L’obiettivo è agire sulle acque che scorrono nel sottosuolo, la vera causa del movimento della collina: intercettandole e allontanandole si riducono le pressioni interstiziali, cioè la spinta dell’acqua all’interno del terreno argilloso, e si migliora la stabilità della frana centrale. La spesa stimata per l’opera è di circa 32 milioni di euro.

La scelta di un’unica grande galleria è arrivata dopo l’esame di una relazione tecnico-illustrativa che metteva a confronto diverse ipotesi. Sul tavolo c’erano pozzi per tenere sotto controllo il livello della falda, la riqualificazione dei punti di recapito delle acque a valle, la riprofilatura dei pendii e una serie di interventi superficiali diffusi. Alla fine i tecnici hanno indicato la galleria profonda come la soluzione più efficace per il corpo centrale del dissesto, mentre alcune delle altre opere sono state mantenute come interventi di accompagnamento.

Accanto alla galleria, il progetto prevede la riprofilatura dei pendii lungo circa un chilometro, la chiusura delle fratture aperte dalla frana e il ripristino del reticolo idraulico minore, per frenare l’erosione. Nelle aree oggi prive di sistemi di raccolta saranno realizzati canali di gronda, che serviranno a intercettare le acque piovane in superficie e a farle defluire senza che penetrino nel terreno: proprio l’infiltrazione delle piogge, nel gennaio scorso, aveva innescato il disastro.

Con un secondo decreto Ciciliano ha assegnato al Comune di Niscemi 688 mila euro come anticipazione del contributo di autonoma sistemazione, la somma destinata alle famiglie che hanno lasciato le loro case e vivono ora in altre abitazioni. Un sostegno atteso, ma che il comitato degli sfollati considera da mesi insufficiente: le famiglie chiedono soprattutto tempi certi per l’avvio dei lavori e regole chiare sui risarcimenti per chi la casa l’ha persa per sempre.

La frana si è messa in moto a metà gennaio, dopo giorni di piogge incessanti. Il 16 gennaio il primo cedimento ha fatto crollare un tratto della provinciale che collega Niscemi alla statale Gela-Catania. Poi, il 25 gennaio, mentre il ciclone Harry sferzava il Sud Italia, il fronte si è allargato all’improvviso tra il quartiere Sante Croci, il Belvedere e le contrade verso il torrente Benefizio, riattivando anche il vecchio fronte del 1997. Un movimento lungo quasi quattro chilometri, senza vittime ma con oltre mille sfollati: nei giorni successivi la Protezione civile ne contò 1.276, pari a circa 500 famiglie. Ciciliano parlò di un moto più ampio di quello del Vajont e avvertì che molte delle case sul ciglio non sarebbero mai più state abitate.

Il 27 febbraio, con un decreto legge, Ciciliano è stato nominato commissario straordinario. Nei mesi successivi la zona rossa è stata in parte ridotta e alcuni isolati di Sante Croci sono stati restituiti ai residenti, ma la terra non si è mai fermata del tutto: a inizio settembre una nuova spaccatura di circa sessanta metri si è aperta vicino al fronte, pur in assenza di piogge, e gli sfollati sono stati chiamati a scegliere entro poche settimane se ricomprare casa in paese, ricostruire su un altro terreno o trasferirsi altrove.

Sullo sfondo resta la domanda che a Niscemi tutti si fanno: si poteva evitare? Dopo la grande frana del 1997 erano stati stanziati fondi per le opere di consolidamento, ma secondo l’ipotesi della Procura di Gela quei lavori non sarebbero mai stati completati. L’inchiesta per disastro colposo, aperta a carico di ignoti, ha poi portato all’iscrizione nel registro degli indagati di tredici persone, tra cui i presidenti della Regione succedutisi dal 2010 a oggi e i vertici della Protezione civile regionale dello stesso periodo. Un’indagine ancora in corso, che non ha accertato responsabilità. Per questo il via libera alla galleria drenante, a Niscemi, viene accolto con un misto di sollievo e diffidenza: questa volta, dicono in paese, le opere dovranno arrivare davvero.

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