Xidy, irreperibile dopo condanna per mafia: 61enne di Naro arrestato in aeroporto
L’inchiesta Xidy aveva ricostruito un quadro investigativo particolarmente articolato, nel quale gli investigatori avevano individuato un progetto di riorganizzazione della Stidda, con rapporti e collegamenti tra diversi esponenti della criminalità organizzata agrigentina. Per Paceco la vicenda giudiziaria si è conclusa con una condanna definitiva a otto anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo quanto ricostruito nel procedimento, il 61enne si sarebbe messo a disposizione dell’organizzazione mafiosa, svolgendo un ruolo di supporto rispetto alle attività dell’associazione pur senza essere ritenuto formalmente inserito nella struttura mafiosa.
Dopo la condanna definitiva a otto anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa era, di fatto, irreperibile. Di lui non si avevano notizie. La sua latitanza, però, è terminata all’aeroporto “Falcone-Borsellino” di Palermo. Calogero Paceco, 61 anni, di Naro, è stato arrestato dai carabinieri del capoluogo siciliano al suo rientro dall’estero.
I militari dell’Arma gli hanno notificato l’ordine di carcerazione emesso in seguito alla pronuncia della Corte di Cassazione che, nei giorni scorsi, ha messo definitivamente la parola fine al procedimento giudiziario scaturito dalla maxi inchiesta Xidy. Paceco era uno degli imputati coinvolti nella complessa indagine che nel 2021 aveva portato alla luce gli equilibri, le relazioni e i tentativi di riorganizzazione della criminalità organizzata nell’area di Canicattì e, più in generale, in provincia di Agrigento.
L’inchiesta Xidy aveva ricostruito un quadro investigativo particolarmente articolato, nel quale gli investigatori avevano individuato un progetto di riorganizzazione della Stidda, con rapporti e collegamenti tra diversi esponenti della criminalità organizzata agrigentina. Per Paceco la vicenda giudiziaria si è conclusa con una condanna definitiva a otto anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo quanto ricostruito nel procedimento, il 61enne si sarebbe messo a disposizione dell’organizzazione mafiosa, svolgendo un ruolo di supporto rispetto alle attività dell’associazione pur senza essere ritenuto formalmente inserito nella struttura mafiosa.
In particolare, l’accusa nei suoi confronti riguarda la disponibilità a procurare, o comunque a promettere di procurare, armi all’organizzazione e l’attività di mediazione nel settore agricolo che avrebbe svolto per conto e nell’interesse del sodalizio. Un ruolo che, secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbe consentito a Paceco di mettere a disposizione dell’associazione le proprie conoscenze e i propri rapporti nel settore agricolo, contribuendo agli interessi economici del gruppo e condividendone i profitti.
La pronuncia della Cassazione ha reso definitiva la condanna e, di conseguenza, ha fatto scattare l’ordine di esecuzione della pena. A quel punto, però, Paceco non si trovava più in Italia. Era all’estero e, per questo, le forze dell’ordine hanno dovuto procedere alla sua ricerca. La sua presenza è stata infine individuata al momento del rientro in Sicilia. L’arresto è avvenuto proprio nello scalo palermitano, dove i carabinieri lo hanno atteso e hanno dato esecuzione al provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria. La vicenda di Paceco si inserisce dunque nella parte finale di un procedimento giudiziario particolarmente importante per comprendere gli equilibri della criminalità organizzata nell’Agrigentino. Xidy, infatti, rappresenta una delle principali inchieste degli ultimi anni sul tentativo di ricostruzione di una rete mafiosa nella provincia, dopo le profonde trasformazioni provocate dalle numerose operazioni antimafia che nel corso degli anni avevano colpito Cosa nostra e Stidda. L’indagine aveva acceso i riflettori, in particolare, sul mandamento mafioso di Canicattì, evidenziando secondo gli investigatori la presenza di soggetti intenzionati a ricostruire rapporti, alleanze e interessi criminali sul territorio.
Dopo il lungo percorso giudiziario culminato con la sentenza definitiva della Cassazione, per Calogero Paceco si aprono ora le porte del carcere dove dovrà scontare la pena.

