Canicattì, maxi inchiesta sull’acqua distribuita con autobotti: 22 indagati e 18 sequestri
Gli investigatori ritengono di aver ricostruito un articolato sistema di estrazione, trasporto, commercializzazione e distribuzione di acqua destinata al consumo umano senza le prescritte autorizzazioni e senza adeguate garanzie igienico-sanitarie, con possibili rischi per la salute pubblica.
Maxi operazione della Procura di Agrigento sul trasporto e la distribuzione di acqua destinata al consumo umano a Canicattì. Sono 22 gli autobottisti finiti sotto inchiesta con l’accusa di commercio di sostanze alimentari nocive e frode in commercio. Alcuni degli indagati erano già noti alle forze dell’ordine.
L’indagine, avviata nel marzo scorso, è stata condotta dalla Digos di Agrigento insieme ai carabinieri e agli agenti del Commissariato di Canicattì. Su richiesta della Procura della Repubblica, il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo di 16 autobotti e di due pozzi abusivi utilizzati per l’approvvigionamento dell’acqua.
L’inchiesta nasce da una serie di controlli effettuati sul territorio dai carabinieri della Stazione di Canicattì e dal personale del locale Commissariato. Nel corso delle verifiche è stata accertata la presenza costante di autotrasportatori che distribuivano acqua a privati e attività commerciali mediante autobotti e cisterne, pur essendo privi delle necessarie autorizzazioni previste dalla normativa vigente.
Successivamente sono stati eseguiti campionamenti e analisi da parte del personale specializzato dell’Asp. Gli esami avrebbero evidenziato, in più occasioni, la presenza di batteri e microrganismi potenzialmente dannosi per la salute umana. Un elemento che ha spinto la Procura a disporre ulteriori approfondimenti investigativi.
Le indagini hanno poi consentito di individuare le principali fonti di approvvigionamento utilizzate dagli indagati: due pozzi situati nel territorio di Canicattì, risultati privi di censimento e delle autorizzazioni amministrative necessarie. Secondo l’ipotesi accusatoria, condivisa dal Gip ai fini dell’emissione dei provvedimenti cautelari, dai due pozzi veniva prelevata quotidianamente l’acqua poi trasportata e distribuita attraverso autobotti e cisterne.
Gli investigatori ritengono di aver ricostruito un articolato sistema di estrazione, trasporto, commercializzazione e distribuzione di acqua destinata al consumo umano senza le prescritte autorizzazioni e senza adeguate garanzie igienico-sanitarie, con possibili rischi per la salute pubblica.
In esecuzione dei provvedimenti dell’Autorità giudiziaria sono stati quindi sequestrati sia i mezzi utilizzati per il trasporto e la distribuzione dell’acqua sia i due pozzi individuati come fonti di approvvigionamento.

